La storia si proietta nel futuro: l’indipendenza della Catalogna.

La sete di indipendenza della Catalogna ha radici antiche: la data sacra è l’11 settembre 1714, ricordata come la Diada, giorno in cui Barcellona cadde nelle mani di Filippo V, diventando Spagna a tutti gli effetti. La Catalogna non ha mai accettato questa annessione e ha sempre cercato una forma di indipendenza che ne rispettasse la storia e la cultura.

Economicamente la Catalogna è la regione più ricca della Spagna e, come tante regioni ricche in Europa, soffre di dover condividere i costi collegati al mantenimento delle parti più povere del Paese. Ma è la motivazione storica quella ad avere l’importanza maggiore. La regione ha infatti sempre vissuto l’integrazione con la Spagna come una “dominazione”.

Il nazionalismo catalano ha le sue radici nella seconda metà del XIX Secolo ai tempi dell’industrializzazione. Tranne la parentesi della dittatura di Francisco Franco, la regione ha sempre avuto una forte autonomia, ma nel 2006, il referendum che voleva ridurre i legami con il governo centrale venne bocciato. Questo porta a una profonda frustrazione da parte della popolazione e all’inizio del movimento che ha portato alla richiesta di indipendenza e al referendum di ieri.

Ieri si è tenuto il referendum per l’indipendenza. È stata una giornata tragica per la democrazia. La polizia locale catalana si è ammutinata, rifiutandosi di attaccare i cittadini. Così il governo di Madrid ha deciso di inviare le pattuglie della Polizia Nazionale, davanti ai seggi per sostituirsi agli agenti catalani. In alcuni seggi ci sono stati duri scontri, e si contano molti feriti.

Non sappiamo ancora come andrà a finire, ma non sarà facile impedire al popolo catalano di vedere riconosciute le sue aspirazioni di autonomia e libertà.

Giulia Cianci e Antonina Pezzano