Padania libera? Non proprio

-Guida al referendum sull’ autonomia di Lombardia e Veneto-

Siamo ormai in pieno autunno. Oltre ad essere la stagione delle castagne e della raccolta dei funghi, è tempo di referendum. Il 22 ottobre, infatti, è stato indetto il referendum consultivo per l’autonomia in Lombardia e Veneto. La decisione è stata presa su iniziativa dei consigli regionali, al fine di avere più potere negoziale nella trattativa con lo stato centrale. Si vota domenica 22 ottobre dalle 7 alle 23.

Tuttavia, badate bene, ciò non ha nulla a che vedere con l’indipendenza catalana, tant’è che il quesito lombardo specifica chiaramente che la richiesta avverrà “nel quadro dell’unità nazionale” e “ai sensi dell’art.116 della costituzione”. Quest’ articolo e i due successivi, infatti, stabiliscono che ciascuna regione ha diritto a chiedere maggiori forme di autonomia amministrativa in diverse materie, tra cui istruzione (in parte), salute, ambiente e ricerca scientifica. Si precisa, dunque, che il testo non tratta la restituzione del residuo fiscale (ovvero la differenza tra tasse complessive pagate da un territorio e spesa pubblica statale in quella regione), pari, per quanto riguarda la Lombardia, a circa 54 miliardi di euro (fonte: Eupolis Lombardia).

A favore del sì ci sono Lega nord, M5S e Forza Italia, che fanno notare quanto sia stato virtuoso il governo regionale di Roberto Maroni, e che quindi la Lombardia meriti maggiori libertà per offrire un servizio ancor più efficiente ai cittadini. Il Pd, altre forze di sinistra, e Fratelli d’Italia hanno definito il referendum inutile, poiché non necessario per trattare con il governo, tant’è che l’art. 116 è stato applicato dalla regione Emilia-Romagna senza consultazione popolare. Tuttavia alcuni sindaci lombardi del Pd, tra cui il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, considererebbero la vittoria del “sì” positiva per i cittadini, pur sostenendo che la Lega abbia strumentalizzato il referendum. Infatti, c’è chi pensa che il presidente di regione abbia posticipato la data del voto il più possibile (il referendum era stato approvato nel 2015), in modo da poterlo sfruttare in campagna elettorale per la sua rielezione, considerando che la legislatura scadrà il 24 febbraio 2018.

Inoltre, per la prima volta in Italia, verrà sperimentato il voto elettronico, attraverso l’uso di specifici tablet, fortemente richiesti dal M5S, che poi saranno riutilizzati, sebbene non sia chiaro come, all’interno delle scuole. Tuttavia, suscita polemiche la decisione della regione di non rendere noto il funzionamento del sistema di voto e di conteggio alla comunità scientifica, in modo che “hacker costruttivi” possano segnalare eventuali falle, cosa che gli esperti ritengono sia l’unico modo per garantire la sicurezza. L’affluenza avrà un peso elevatissimo su questo voto, che costerà circa 47,7 milioni di soldi pubblici, sebbene in Lombardia non sia previsto un quorum (che invece in Veneto è pari al 50% +1 degli aventi diritto). Roberto Maroni ha recentemente dichiarato che, in caso di vittoria del sì, andrà comunque a trattare con lo stato, indipendentemente dall’affluenza, anche se pare ovvio che la sua forza nella trattativa ne sarà certamente influenzata.

 

 

Andrea Galassini 4^E