Un eroe inaspettato

Elogio all’insetto che ha cambiato il mondo

La tendenza a idolatrare è una caratteristica tutta umana. Dagli eroi della letteratura epica, passando dalle dive dello spettacolo fino alle nostre figure politiche di riferimento, ricerchiamo continuamente qualcuno più grande di noi a cui ispirarci. Eppure, spesso, la storia la fanno i piccoli. Forse è ora di dare il giusto merito anche a chi non è sempre sotto i riflettori.

L’eroe di cui sto parlando è lungo circa 2,5 millimetri e, volo a parte, non ha superpoteri. E’ un salutista, infatti, si nutre solo di frutta. Lo si sminuirebbe parlandone al singolare, difatti non è uno, ma sono migliaia. La sua forza sta proprio nel moltiplicarsi. E’ grazie a questa capacità che ha colonizzato 5 continenti. Il suo nome probabilmente l’avrete già sentito. A dir la verità, un po’ di fama ce l’ha, anche se certamente è sottovalutato. Il suo nome è Drosophila melanogaster, o, senza usare il latinorum, moscerino della frutta.

Cosa rende un minuscolo insetto che non vive più di due settimane così speciale? La sua storia ebbe inizio nel 1910, quando Thomas Hunt Morgan, professore di zoologia alla Columbia university, convinse i suoi studenti ad allevarlo in massa. Gli scienziati avevano da poco riscoperto il lavoro di Gregor Mendel, e Morgan, come molti, era affascinato quella disciplina che poi si sarebbe chiamata genetica. Il gruppo crebbe decine di generazioni di questi insetti in una manciata di bottiglie di plastica, osservando le mutazioni che si manifestavano. Non essendo in grado di bucare lo schermo come un paffuto coniglietto, la Drosophila melanogaster non scatenò alcuna protesta animalista. Al contrario, balzò agli onori della cronaca, quando, nel 1911, nientemeno che sulla rivista “science” fu protagonista della scoperta dei cromosomi sessuali, del fenomeno del crossing-over e dei geni associati, fornendo solide basi sperimentali in grado di dare un contributo fondamentale all’affermazione delle idee mendeliane nella comunità scientifica. Il suo ciclo vitale breve, le sue poche necessità di sostentamento, il suo genoma semplice e la sua straordinaria capacità di riprodursi permisero al moscerino della frutta di diventare, in breve tempo, l’organismo modello per eccellenza.

Da quel momento, si sparse la voce delle particolari caratteristiche per cui la Drosophila si prestasse così tanto agli esperimenti. Lungo tutto il successivo secolo, sono state pochissime le ricerche di genetica che non se non sono servite. Dalla realizzazione della prima mappa genetica fino all’identificazione del gene, le scoperte realizzate grazie al moscerino della frutta non hanno solo fatto la storia della genetica, ma hanno di conseguenza fornito la prova definitiva sull’origine della variabilità individuale, fugando ogni dubbio sulla teoria dell’evoluzione di Darwin. Il sacrificio di migliaia di questi minuscoli insetti ci ha permesso di arrivare, più di chiunque altro, un passo più vicino verso la conoscenza dei meccanismi di uno dei misteri più grandi della scienza: la vita.
Se questo non dovesse bastare, nel 1998, il completo sequenziamento del suo genoma ha rivelato che ne condivide con noi esseri umani circa il 60%. Circa il 75% delle malattie genetiche conosciute che colpiscono la nostra specie agisce in maniera sostanzialmente identica nel moscerino della frutta, e ciò ha dato una spinta decisiva nello sviluppo delle cure.

Avrà anche distrutto qualche raccolto e non sarà gradito esteticamente dai più, ma Drosophila melanogaster ha dettato le leggi fondamentali della vita e ha salvato un numero di vite incalcolabile. Forse è ora di smetterla di pensare ai nostri idoli e di iniziare a tenere lo sguardo un po’ più basso. Pensateci, la prossima volta che vedete un moscerino.